Sicilia Dentro

La consapevolezza del mare

La Punto grigia scendeva dolcemente sul versante della montagna. Le dita fendevano l’aria calda fuori dal finestrino. Celeste strizzò un occhio e si guardò la mano. Le sembrava di toccare leincrespature verdi delle viti, le palette dei fichi d’india, i ventagli delle palme. Ancora pochi metri e avrebbe toccato anche il mare.

 

Iniziava così uno dei miei racconti, ispirati alla Sicilia. Una bimba che, dal sedile posteriore di un’auto, aspetta di vedere il triangolo blu in una distesa di terra. L’attesa del mare.

 

C’è chi la Sicilia se la immagina tutta azzurro, barocco e pasta dolce. Se ci vai, il bagno in quell’acqua lo devi fare, e non assaggiare la cassata all’ombra di una chiesa sarebbe un sacrilegio. Ma se il mio ricordo fosse una cartolina, avrebbe l’aspetto di un’istantanea sovraespostadell’entroterra. Lo attraverso prima di arrivare al mare,contemplo con rispetto il suo carattere aspro: spine, rocce, siccità. Una successione di rilievi ocra allagati di sole, distese secche di cardi, agave irruente, vitigni aggrappati ai versanti, schiere di fichi d’india, uliveti d’ombra sacri come templi. 

 

Una ricchezza di paesaggio che s’interrompe alle porte dei centri abitati, dove anche la luce si addomestica, entra a fette tra le ombre dei palazzi. 

Silenzio. Le rondini sopra il piazzale della chiesa. Un viadotto ricalca l’orizzonte. 

Sei così sopraffatto dalla campagna, dalle valli, che a un certo punto il mare te lo dimentichi. Te lo dimentichi perché intanto il tuo corpo lo sente dappertutto: guardi una distesa di cardi pallidi e l’aria intrisa di iodio ti si appicca alla pelle, il vento del tramonto profuma di terra calda e di sale. E più tardi mentre l’aura della luna disegna l’orlo delle alture, ti sembra di sentire piano anche le onde che sospingono la notte. Un contrappunto di sensi che non disorienta, rassicura. 

L’ancestrale consapevolezza dell’orizzonte azzurro dietro qualsiasi panorama, una fiducia nella terra che rende il viaggio verso il mare l’aspettativa più bella. 

 

 

Story by Valentina Locatelli - Photography by What Italy Is