L’Aquila, otto anni dopo

Una visita fuori e dentro il centro storico, in cerca di speranza.

ACF Type: wysiwyg

Storia Giuseppe Mondì, fotografie Simone Bramante

“…dopo il terremoto pensiamo più alle cose che abbiamo in comune, alle cose che ci uniscono, piuttosto che alle cose che ci dividono…”

Sono passati otto anni da quel 2009 in cui il terremoto stravolse le vite degli aquilani, una intera città e il suo territorio circostante è colpito gravemente.
Nelle passate settimane grazie all’invito del Festival della Partecipazione abbiamo visitato L’Aquila, per ascoltare le storie di chi ha vissuto sulla propria pelle quella notte. I racconti però, tutti, parlano di futuro. Ogni persona che incontriamo ricorda bene quei momenti, ogni singolo momento ma tutti hanno lo sguardo rivolto verso quello che c’è da fare.
In nostro viaggio inizia da Campo Imperatore e dai piccoli paesi che costellano questo territorio mozzafiato.

a sx un piccolo ospite del centro d’accoglienza della città, a dx una vista dal basso del cortile di un palazzo ristrutturato su Corso Vittorio Emanuele

“Ogni paese della zona è stato colpito. Guardatevi intorno e vedrete anche a distanza di chilometri paesi che hanno subito danni nel terremoto di otto anni e in quelli che ne sono seguiti ma ogni singolo paese verrà ricostruito.” È Giovanni a parlare che ci accompagna alla scoperta di queste piccole perle sparse  e ci racconta che non si può e non si deve guardare al passato. Bisogna guardare al futuro e pensare a ciò che sarà.

Continuiamo il nostro viaggio e ci avviciniamo a L’Aquila facendo tappa a Paganica.
Qui ci accoglie Matteo, adesso 33enne che otto anni fa aveva appena 25 anni. Quella notte di aprile del 2009 il terremoto ha colpito anche Paganica, paese dove è nato e cresciuto.
È il momento di tirarsi su le maniche. Decidere cosa fare e Matteo ha già in mente la strada da intraprendere: rimettere in sesto l’azienda agricola del nonno.
Per farlo punta sulla qualità, elemento fondamentale, su ciò che la sua terra da sempre dona, come i fagioli tipici di questa zona. “Paganica, l’Abruzzo, non possono essere abbandonate. Mai.”
Le parole di Matteo sono chiare, decise, mentre racconta capiamo subito il suo legame fortissimo con tutto ciò che lo circonda. 

A sx le mani di Matteo che affondano in un cesto di fagioli.
A dx un vicolo di Santo Stefano di Sessanio, si notano telai e puntelli per sostenere alcune case diroccate.

Da Paganica ci spostiamo verso L’Aquila, come ogni città italiana va scoperta, osservata, ascoltata.

Qui Il passato è indimenticabile, i palazzi del centro, la zona rossa e i ricordi sono sempre ben presenti; la voglia di andare avanti, di essere sempre più uniti e legati al territorio e alla città sono altrettanto visibili e tangibili. In tutte le persone che abbiamo incontrato. Dai volontari (incontrati alla Mensa di Celestino) fino ai ragazzi che adesso vogliono costruire un futuro in quella città da cui prima volevano fuggire.
Proprio come Giulia, nel 2009 liceale, sognava di studiare medicina lontano da L’Aquila. I suoi sogni rimasti intatti, è cambiata solo il suo approccio nei confronti della città. Un luogo che per niente al mondo abbandonerebbe adesso.

Giulia

Il futuro, la partecipazione attiva, non può che passare dall’integrazione. Dal guardare il proprio vicino con un nuovo sguardo, osservando più le cose in comune rispetto a quelle che dividono che allontanano.

In questo percorso noi riusciamo a raccontare una piccola parte di tutto ciò che potrebbe essere mostrato.
Per questo motivo c’è bisogno del supporto di tutti per descrivere tutto ciò che L’Aquila e l’Abruzzo rappresentano.


Si può fare utilizzando gli hashtag #AncoraInsieme e #Fpd2017. Le foto verranno mostrate nei prossimi giorni, durante il Festival della Partecipazione che si svolgerà a L’Aquila dal 6 al 9 luglio.

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