I pistilli d’oro di Navelli

Dai mercanti arabi Za'faran nel Mediterraneo all'altopiano abruzzese a Navelli. Il miglior zafferano del mondo viene coltivato con cura dai suoi abitanti. E raccolto insieme ai turisti.

Lettura 3′

Navelli, 35 km / 35′ d’auto da L’Aquila

Partendo dal capoluogo di regione passiamo per il Gran Sasso, visitando una delle sue icone, Rocca Calascio. Qui la neve non manca mai d’inverno, ed elementi come il vento e l’assenza di tempo sono i veri protagonisti di questa montagna. Montagna che svetta tra due altopiani, quello di Campo Imperatore e di Navelli, nostra destinazione di oggi.

A Navelli, dove l’aria fredda scende dalle montagne da cui siamo scesi, lo zafferano non è autoctono. Il suo arrivo è il risultato del commercio dei mercanti arabi Za’faran nel Mediterraneo. Il primo a coltivarlo in questa zona d’Italia è stato un domenicano, Frate Santucci, intorno al 1300.
La sua produzione è entrata nel ciclo delle coltivazioni e nell’economia del territorio, e dura con successo da oltre sette secoli.

Con il susseguirsi dei cambiamenti sociali, dei mercati, delle guerre anche questa coltivazione ha subìto delle crisi, ma intorno agli anni 70 del secolo scorso, nasce la Cooperativa ‘Altopiano Navelli’ che, attraverso le sue attività di informazione e promozione della produzione dello zafferano, riporta valore e attenzione per il tesoro di questo territorio, arrivando a vincere il premio come ‘Il migliore zafferano del mondo’, nel 1989.

Massimiliano, membro attivo della Cooperativa, ci accoglie dentro la Casa Museo del suo fondatore, Silvio Salvatore Sarra, per parlarci delle attività legate a questa spezia. Oggi lo zafferano dell’Aquila è un marchio di origine protetta e Navelli è un ‘paesino’ conosciuto grazie a questa sua unicità, paese che a sua volta protegge il suo prodotto, con la partecipazione dei soci e della comunità, nonostante le difficoltà legate al terremoto del 2009 e di recente della pandemia.

Internet si aggiunge come veicolo per diffondere la bellezza di questo territorio, attraverso la sua montagna che da lontano domina l’altopiano, attraverso la promozione delle attività legate alla produzione, quindi grazie ai turisti che arrivano, anche dall’estero, a fare la raccolta del fiore, rigorosamente all’alba di una mattina di Novembre.

Il racconto Paesini è supportato dal nostro partner editoriale EOLO SpA, Società Benefit e leader nel campo della banda ultra-larga wireless (FWA) la cui Mission è garantire anche nelle zone più remote un accesso alla rete democratico e di qualità, a supporto di uno sviluppo sostenibile e inclusivo.

Insieme abbiamo deciso di dare vita a questo progetto fuori dalle aree urbanizzate, per scoprire luoghi remoti del nostro Paese e incontrare storie di persone comuni che, anche grazie a internet, riescono a realizzare le proprie idee e visioni non direttamente dipendenti dalle dinamiche delle città.

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