Verona

Una notte all'Arena

Arriviamo a Verona in un sabato caldo, caldissimo,  ospiti dell’Arena di Verona per la prima stagionale della Madama Butterfly e per vivere l’esperienza del backstage.

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Una volta parcheggiata l’auto iniziamo ad avvicinarci all’Arena e i turisti sono sparsi ovunque, le attrazioni cittadine sono tante e ben note (La Casa di Giulietta, Piazza delle Erbe, Piazza dei Signori, Basilica di San Zeno…) ma noi siamo qui con un altro obiettivo. Vogliamo osservare la preparazione dell’opera da dietro le quinte.

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L’Arena di Verona è il teatro all’aperto più grande del mondo e il colpo d’occhio è assolutamente incredibile.
Appena ti affacci in Piazza Bra non puoi non notarla, come non puoi non notare che la stagione teatrale è in pieno fermento: in piazza si possono vedere parti di scenografia che “riposano” aspettando di essere montati sul palco areniano.

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Sono le 19, entriamo. È il momento di osservare con i nostri occhi cosa sta succedendo.
Mancano due ore e mezza all’inizio dello spettacolo ma tutti sono in fermento. Non ci sono pause, trucco, abiti, tecnici, tutti corrono da una parte all’altra per far si che alle 21.30 in punto tutto (e tutti) sia perfettamente pronto.
Non possono esserci ritardi.

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Passegiare nel backstage dell’Arena è un’esperienza assolutamente unica. Ogni angolo va osservato con attenzione, ogni persona ha un ruolo e ha bene in mente cosa fare, ogni cosa, ogni oggetto ha una storia.
Ci accompagnano da un camerino all’altro, il racconto passa dagli aspetti tecnici relativi all’Opera alle emozioni.
Un modo fatto di colori, di estrema professionalità, e di persone che hanno tutti uno stesso obiettivo: mettere in scena un’Opera che possa lasciare tutti a bocca aperta.

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“Sono tante le “prime” viste in Arena, sono davvero tanti gli anni passati qui ma ogni volta è un’emozione unica. Questo luogo è magico”

 

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“In scena c’è solo una vera e propria protagonista, che da i tempi a tutto, che regola le entrate, le uscite, ogni cosa: la musica”

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Pochi minuti prima dell’inizio dello spettacolo incontriamo, sui gradoni dell’Arena, Gian Carlo. Una vera e propria leggenda areniana.
Dal 1951, sempre presente, non ha mai fatto mancare il suo sostegno agli artisti che si sono esibiti. Una passione che da 66 anni lo porta ad incitare con un caloroso “BRAVIII” ogni conclusione di atto.

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Manca davvero poco all’inizio. Un ultimo sguardo all’Arena prima di prendere posto. Un ultimo sguardo che dura molti minuti perché ad osservare questi gradoni che hanno visto la storia dell’opera lirica in Italia un po’ si perde la cognizione del tempo.

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Ma ora silenzio, tocca a Cristin e al suo gong. È tempo di far entrare in scena Madama Butterfly.

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Un bel dì, vedremo
levarsi un fil di fumo sull’estremo
confin del mare.
E poi la nave appare
Poi la nave bianca.
Entra nel porto, romba il suo saluto.
Vedi? È venuto!
Io non gli scendo incontro, io no. Mi metto
là sul ciglio del colle e aspetto, aspetto
gran tempo e non mi pesa
la lunga attesa.
E… uscito dalla folla cittadina
un uomo, un picciol punto
s’avvia per la collina.
Chi sarà? Chi sarà?
E come sarà giunto
che dirà? che dirà?
Chiamerà Butterfly dalla lontana.
Io senza dar risposta
me ne starò nascosta
un po’ per celia, un po’ per non morire
al primo incontro, ed egli alquanto in pena
chiamerà, chiamerà:
«Piccina – mogliettina
olezzo di verbena»
i nomi che mi dava al suo venire.
Tutto questo avverrà, te lo prometto.
Tienti la tua paura. – Io con sicura
fede lo aspetto.

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