Sicilia

Una terra che parla

Ci siamo immersi in questa terra per poco più di due giorni, e la Sicilia ci ha raccontato di sé accogliendoci nella sua bellezza. L’ha fatto attraverso le persone e il loro modo di vivere, attraverso i suoi profumi e i suoi piatti, attraverso le stagioni, che laggiù seguono un’andatura tutta loro, con le fioriture distratte, le strade vestite ancora d’estate e le parole dei suoi abitanti.

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In due giorni abbiamo imparato moltissimo. La grande città è un concentrato di stradine strette in salita e in discesa, profumi, balconi, portoni e vicoletti, piazze affollate e griglie fumanti ai lati della strada. A cena si va un po’ più tardi e si parla di più.

DSCF1405Quei balconi circondati dal gelsomino sono fatti davvero per guardare giù, e magari parlare con chi passa. Dicono che quel gelsomino continua a fiorire da tutta l’estate.

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Poi ci siamo spostati in un paese più piccolo, e lì la Sicilia parlava ancora più forte. Per due mattine di fila abbiamo osservato i suoi abitanti, ascoltato la loro lingua, percepito il calore che probabilmente raccolgono da quella terra, e poi riescono a trasmettere anche solo con lo sguardo.

Sono innamorati della loro isola e di quello che regala e lo condividono con chi è di passaggio. Così come condividono la loro concezione di tempo: guardandoli e ascoltandoli rallentiamo anche noi.

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Prima di tornare a casa saliamo su quella montagna che qui chiamano madre. È immensa, lineare su qualche pendio, frastagliata dalle altre parti. Mamma Etna è quanto di più vicino esista a quel bellissimo contrasto che sono i vulcani, quello davanti a cui rimani senza parole.
Morte e vita, distruzione e rinascita, aridità e fertilità.

Andiamo via e continuiamo a guardarla: spaventa ma è fortemente magnetica. E ci racconta storie. E noi restiamo ad ascoltare

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Story by Sara De Luigi - Photography by Sara De Luigi